BREVE STORIA DEL NOTARIATO


Le alternative non notarili della pubblica fede in Ungheria

Il pristaldo

In Ungheria l’uso della scrittura nell’ambito amministrativo fu introdotto da Béla II, re d’Ungheria. Prima della diffusione della scrittura accanto al giudice funzionò il pristaldo (pristaldus) che era un soggetto e che oltre agli altri suoi compiti ebbe quello di testimone ufficiale. Nel XI secolo le sue funzioni furono stabilite dalla legge. A cavallo tra il XII secolo e il XIII secolo le sue funzioni furono trasferite ai homines regii (commissari giudiziali), e ai „luoghi di autenticazione” (attestazione autentica).[1]

I loca credibilia (“luoghi di autenticazione”)

La testimonianza personale del pristaldo fu inadeguata per diversi motivi. Tale istituzione infatti, non era in grado di soddisfare le esigenze dell’amministrazione scritta, perciò all’inizio le testimonianze dei pristaldi furono a loro volta autenticata in un atto da un membro di un capitolo o di un convento, procedimento che divenne obbligatorio dal 1231.

I loca credibilia furono un’istituzione peculiare ungherese. Con l’espressione si intendono i capitoli e i conventi dove furono rilasciati gli atti per testimoniare i provvedimenti del pristaldo e poi i provvedimenti dei homines regii (relatio). In seguito attestarono anche le dichiarazioni di altre persone (fassio). Conservavano una copia dell’atto e ne rilasciavano un duplicato se era necessario. Dalla metà del XIII secolo applicarono uniformemente un sigillo ai loro atti. I loro provvedimenti furono accettati dai tribunali laici come prove con pubblica fede. L’utilizzo del sigillo dei loca credibilia fu regolato da Luigi I il Grande nel 1351 quando precisò circa 40 enti che potevano rilasciare atti aventi pubblica fede. I contributi per i loro servizi furono regolati a livello centrale. I provvedimenti dei loca credibilia furono unificati grazie ai libri formulari ma la loro forte presenza ostacolò la formazione del notariato ungherese. I notai funzionarono soltanto nell’ambito delle procedure dei tribunali ecclesiastici e avevano funzioni in materia matrimoniale e in materia testamentaria. Indebolendo le funzioni notarili “i luoghi di autenticazione” ostacolarono in modo rilevante la stesura dei negozi giuridici nell’ambito della vita quotidiana e la diffusione degli atti aventi pubblica fede.[2]

Dopo il 1848 “i luoghi di autenticazione” non potettero più rilasciare nuovi atti ma potettero rilasciare duplicati degli atti da essi conservati.

La storia del notariato in Ungheria

Gli inizi e la nascita del notariato

I notai investiti di autorizzazione papale e imperiale già esistevano nel territorio ungherese all’epoca della dinastia Árpád, ma fino al 1308 la loro presenza istituzionale non è provata. La prima dinastia ungherese, il casato di Árpád, si estinse nel 1301 in assenza di discendenti maschi. Nella lotta per il trono prevalse il casato di Angiò, ramo di Napoli. I notai arrivarono in Ungheria con Carlo Roberto chi all’epoca era ancora un bambino e che salvò la propria vita fuggendo da Napoli. Due notai attestarono che Carlo Roberto fu dichiarato re il 27 novembre del 1308. Il re prese il potere e più tardi il suo successore fondò la professione notarile in Ungheria. Gli atti notarili furono accettati soprattutto dai tribunali di diritto canonico (tribunali ecclesiastici) come aventi forza probatoria così, a causa del ruolo rilevante dei loca credibilia, con potessero essere utilizzati nell’ambito delle transazioni fra i soggetti privati. A seguito dell’occupazione turca avvenuta nella metà del XVI, i notai persero di importanza.

La storia e lo sviluppo del moderno notariato 1875-1949

A seguito della sconfitta della Guerra di Indipendenza del 1848-1849 e come risultato dell’opera di centralizzazione e unificazione realizzata dalla dinastia Asburgo, in Ungheria nel 1858 fu introdotto il notariato che fu regolato dalla legislazione austriaca del 1855. A causa delle regole non appropriate previste da detta legislazione, il tentativo di introdurre il notariato in Ungheria fallì subito e l’istituzione fu abolita c.d. Consiglio del judex curiae regiae nel 1861.

Poiché i loca credibilia (luoghi di autenticazione) persero la loro funzione come luoghi di stipulazione di atti e poiché l’istituzione notarile era stata abolita, le loro funzioni avrebbero dovuto essere svolte dai tribunali. Alla fine degli anni ’60 del XIX secolo vi fu una sempre maggiore domanda per istituire un’organizzazione separata rispetto ai tribunali che avesse competenza nelle autenticazioni facenti pubblica fede. Dopo numerosi tentativi, nel 1874 l’assemblea nazionale approvò la legge n. XXXIV sul notariato. Il notariato così istituito iniziò a svolgere le proprie funzioni nel 1875. I notai furono assegnati in 10 camere territoriali. La loro funzioni primarie erano quelle di predisporre dichiarazione di autentica in calce a contratti e a dichiarazioni. A partire degli ’80 del XIX secolo, ai notai fu attribuita la funzione di predisporre le pratiche relative alle successioni per causa di morte. Il notariato sopravvisse alle guerre mondiali del XX secolo. Il destino fu segnato dalla sovietizzazione susseguente alla seconda guerra mondiale, che non poté conciliare la doppia capacità del notaio di essere il titolare di una funzione pubblica e un libero professionista indipendente allo stesso tempo. Nel 1949 i notai furono inseriti nel sistema della pubblica amministrazione e risultarono di essere condizionati dal potere pubblico.

Il notariato statale

I notai impiegati statali principalmente autenticarono firme e certificarono la conformità all’originale delle copie di documenti all’originale e furono competenti in materia di successione; per il resto non c’era necessità di provvedere a strumenti di certezza legale in quanto ogni operatore dei traffici appartenevano a un unico titolare, lo Stato.

Il notariato dal 1992

Come risultato del cambiamento del sistema politico il ritorno del notariato alla sua originaria posizione e funzione fu di nuovo al centro dell’agenda politica. La legge n. XLI del 1991 abolì il notariato statale e stabilì nuovamente il sistema classico del notariato latino a decorrere dal 1 gennaio 1992. Gli ultimi 25 anni hanno dimostrato che il notariato può far accrescere la fiducia nei rapporti commerciali e accelerare i procedimenti per far riconoscere i propri diritti. I notai ungheresi non sono investiti di competenze esclusive riguardo alle transazioni legali, ma hanno competenza esclusiva in più di 15 procedimenti di giurisdizione volontaria, inoltre, il 70 per cento dei procedimenti di esecuzione è ordinato dai notai, così che il loro stato giuridico è paragonabile a quello del tribunale distrettuale di primo grado.



[1] Menyhért Érdujhelyi: La storia del notariato e dei loca credibilia in Ungheria, Budapest, Pallas Rt. 1899, pp. 65-68; voce concernente „Pristaldo” (László Solymosi) In: Korai Magyar Történeti Lexikon, curatore: Gyula Kristó, Budapest, Akadémiai Kiadó 1994., p.552.

[2] Menyhért Érdujhelyi: La storia del notariato e dei loca credibilia in Ungheria, Budapest, Pallas Rt. 1899, pp. 77-100; voce concernente “Loca credibilia” (László Solymosi) In: Korai Magyar Történeti Lexikon, curatore: Gyula Kristó, Budapest, Akadémiai Kiadó 1994., pp.23-264; Ferenc Eckhart: I loca credibilia nell’Ungheria medievale, Budapest, MOKK, 2012. pp. 47-55, 101-106